Il backgammon non ti insegna a vincere. Ti insegna a vivere.

C’è una domanda che molti giocatori di backgammon, prima o poi, si pongono: stiamo semplicemente giocando o ci stiamo allenando alla vita?

Per tanti, la risposta è evidente. Il backgammon non è solo un gioco di dadi e pedine, ma una vera palestra mentale, una metafora continua di come affrontiamo il caso, le decisioni difficili e le sconfitte inevitabili dell’esistenza.

Nel backgammon la fortuna decide le opportunità, non le scelte. Non puoi controllare il lancio dei dadi, ma sei sempre responsabile di come utilizzi quel tiro. È lo stesso meccanismo che governa la vita reale: eventi imprevisti, contesti non scelti, momenti favorevoli e colpi bassi. Quello che fa la differenza non è ciò che capita, ma come rispondi.

Puoi giocare una partita perfetta e perdere comunque. Puoi commettere errori e vincere. Il gioco insegna una lezione scomoda ma fondamentale: il risultato non è sempre una misura della bravura, mentre la qualità delle decisioni è l’unica cosa che puoi davvero allenare.

Uno degli insegnamenti più profondi del backgammon è imparare a separare la decisione dall’esito. Nella vita tendiamo a giudicarci solo in base a come vanno le cose. Il backgammon obbliga a una domanda più onesta: con le informazioni che avevo, ho fatto la mossa migliore possibile?

Se la risposta è sì, allora hai giocato bene, anche se hai perso. Questo cambio di prospettiva riduce il rimpianto, rafforza il giudizio e costruisce una serenità rara: accettare l’imprevisto senza perdere fiducia in sé stessi.

Ogni partita è un equilibrio costante tra rischio e sicurezza. Attaccare o consolidare, correre o costruire, esporsi per guadagnare tempo o difendere una posizione solida. Non esiste una strategia valida in ogni situazione. Esistono solo scelte coerenti con il momento.

Costruire punti stabili sul tabellone somiglia molto a ciò che facciamo nella vita: competenze, relazioni, esperienza, risorse. Non garantiscono il successo, ma riducono i danni quando le cose vanno male.

Chi gioca davvero a backgammon impara presto una verità difficile da digerire: perderai anche quando giochi meglio dell’avversario. Se non accetti questo fatto, smetterai. Se lo accetti, cresci.

Il gioco allena una resilienza concreta, non retorica. Si perde, si analizza, si fa la mossa successiva. Senza lamenti, senza alibi, senza vittimismo. È una disciplina mentale che funziona anche fuori dal tavolo.

Con il tempo, il backgammon cambia il modo di pensare. Riduce la reattività emotiva, aumenta la lucidità, abitua all’incertezza. Non perché renda invincibili, ma perché insegna che la vita non è giusta: è probabilistica.

In un mondo governato dalle probabilità, l’unica vera abilità è saper prendere la decisione migliore possibile e accettare ciò che accade dopo.

Il backgammon non promette felicità, né vittorie costanti, né controllo. Promette qualcosa di più utile: chiarezza mentale, disciplina emotiva, responsabilità senza illusioni.

Per questo, per molti, non è solo un gioco. È una pratica. Un allenamento. Una piccola, dura e onesta scuola di vita.

Un gioco nato ai margini, non nei palazzi

La tabula non nasce nelle corti o negli uffici dei dominatori.
Nasce nei porti, nelle taverne, negli accampamenti: popolata da mercanti, soldati, viaggiatori e poveri di frontiera.
È un gioco che attraversa epoche e imperi, ma sempre come clandestino, sempre come sospetto.

Per secoli è stato proibito, censurato, accusato di essere un passatempo pericoloso.
La Chiesa medievale lo considerava disordine, perdita di tempo, rischio morale.
Proprio questo rifiuto istituzionale ne rivela la natura insubordinata:
la tabula appartiene a chi vive fuori dalla disciplina, non a chi la impone.

Perché insegnare il backgammon ai bambini è più utile degli scacchi

Da decenni gli scacchi sono considerati il gioco “intelligente” per eccellenza: un campo di battaglia mentale dove logica e strategia dominano sovrane. Tuttavia, quando si parla di educazione dei bambini, pochi si accorgono che esiste un gioco altrettanto profondo – e sotto molti aspetti più formativo – che dovrebbe avere un ruolo centrale nella crescita cognitiva dei più piccoli: il backgammon.

In un mondo che cambia rapidamente, nel quale imprevisti e incertezze sono la norma, il backgammon offre un modello più realistico e pedagogicamente potente rispetto agli scacchi. Ecco perché.


1. Il valore educativo dell’incertezza

Gli scacchi sono un sistema chiuso: nessuna variabile esterna, nessuna sorpresa, nessun colpo di fortuna.
Il backgammon, invece, introduce la casualità controllata attraverso i dadi.

Per un bambino, questo elemento ha un enorme valore:

  • Insegna a gestire la frustrazione: a volte si gioca bene ma i dadi non aiutano; è una lezione sulla resilienza.
  • Insegna a sfruttare le opportunità: quando arriva la combinazione giusta, bisogna saperla trasformare in vantaggio.
  • Insegna a distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non dipende da noi, una delle competenze psicologiche più importanti della vita.

La vita reale non è un gioco deterministico. In questo senso, il backgammon è un modello più autentico del mondo.


2. Decisioni veloci con informazioni incomplete

Negli scacchi si vede tutto: ogni pezzo è in chiaro, ogni minaccia è visibile, ogni piano può essere calcolato con anticipo.
Nel backgammon, invece, nessuno può prevedere il futuro con certezza.

Il bambino impara così a:

  • prendere decisioni rapide, pur basandosi su scenari probabilistici;
  • valutare i rischi: a volte è saggio chiudersi, altre volte bisogna osare;
  • accettare l’impossibilità del controllo totale.

Queste sono competenze che non solo migliorano il pensiero pratico, ma costruiscono una mentalità flessibile e adattiva.


3. Meritocrazia sì, ma imperfetta

Gli scacchi insegnano che, con abbastanza studio, si può dominare completamente il gioco.
Il backgammon insegna qualcosa di più sottile: la meritocrazia esiste, ma convive con fattori esterni che sfuggono al nostro dominio.

Questa è una visione più vicina al funzionamento del mondo:

  • ci sono condizioni favorevoli e condizioni avverse;
  • si parte a volte in vantaggio, a volte in svantaggio;
  • la gestione dell’ingiustizia è parte dell’apprendimento.

Il bambino comprende che la bravura conta, ma non tutto. L’arroganza si riduce, l’umiltà cresce.


4. Migliora la matematica naturale e l’intuizione probabilistica

Il backgammon è un laboratorio di probabilità:

  • “Cosa è più probabile che esca al prossimo tiro?”
  • “Quanti punti rischio lasciando questa pedina scoperta?”
  • “Qual è la percentuale che l’avversario mi colpisca?”

Senza neppure accorgersene, il bambino sviluppa:

  • pensiero probabilistico,
  • calcolo mentale,
  • intuizione statistica,
  • previsione a breve termine.

Negli scacchi, invece, la matematica è quasi assente: il gioco è puramente combinatorio e mnemonico.


5. Partite rapide, apprendimento continuo

Le partite di backgammon durano pochi minuti, il che significa:

  • molti cicli di apprendimento in poco tempo;
  • tanti errori da elaborare e correggere;
  • più possibilità per i bambini di restare concentrati.

Gli scacchi, soprattutto a livelli intermedi, richiedono tempi lunghi, spesso incompatibili con l’attenzione naturale dei piccoli.


6. Un gioco competitivo ma non schiacciante

Negli scacchi, un giocatore forte batte sistematicamente un principiante, e spesso in modo umiliante.

Nel backgammon, invece:

  • anche il principiante può vincere una partita;
  • la componente di fortuna mantiene viva la motivazione;
  • la competizione rimane sana e non frustrante.

Questo rende il backgammon perfetto per giocare tra adulti e bambini senza sbilanciamenti paralizzanti.


7. Un allenamento per la vita adulta

In sintesi, il backgammon prepara i bambini a un mondo dove:

  • non puoi controllare tutto,
  • devi saper reagire agli imprevisti,
  • devi prendere decisioni rapide,
  • devi essere bravo senza mai credere di essere onnipotente.

I bambini crescono più equilibrati, più capaci di gestire emozioni, più abili nel valutare scenari incerti.

Gli scacchi rimangono un grande gioco, ricco di bellezza e profondità. Ma il backgammon insegna qualcosa di più vasto e più utile: come muoversi dentro l’incertezza, senza perdere lucidità né speranza.

Ed è esattamente lì che si forma la vera intelligenza.