La tabula non nasce nelle corti o negli uffici dei dominatori. Nasce nei porti, nelle taverne, negli accampamenti: popolata da mercanti, soldati, viaggiatori e poveri di frontiera. È un gioco che attraversa epoche e imperi, ma sempre come clandestino, sempre come sospetto.
Per secoli è stato proibito, censurato, accusato di essere un passatempo pericoloso. La Chiesa medievale lo considerava disordine, perdita di tempo, rischio morale. Proprio questo rifiuto istituzionale ne rivela la natura insubordinata: la tabula appartiene a chi vive fuori dalla disciplina, non a chi la impone.
Da decenni gli scacchi sono considerati il gioco “intelligente” per eccellenza: un campo di battaglia mentale dove logica e strategia dominano sovrane. Tuttavia, quando si parla di educazione dei bambini, pochi si accorgono che esiste un gioco altrettanto profondo – e sotto molti aspetti più formativo – che dovrebbe avere un ruolo centrale nella crescita cognitiva dei più piccoli: il backgammon.
In un mondo che cambia rapidamente, nel quale imprevisti e incertezze sono la norma, il backgammon offre un modello più realistico e pedagogicamente potente rispetto agli scacchi. Ecco perché.
1. Il valore educativo dell’incertezza
Gli scacchi sono un sistema chiuso: nessuna variabile esterna, nessuna sorpresa, nessun colpo di fortuna. Il backgammon, invece, introduce la casualità controllata attraverso i dadi.
Per un bambino, questo elemento ha un enorme valore:
Insegna a gestire la frustrazione: a volte si gioca bene ma i dadi non aiutano; è una lezione sulla resilienza.
Insegna a sfruttare le opportunità: quando arriva la combinazione giusta, bisogna saperla trasformare in vantaggio.
Insegna a distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non dipende da noi, una delle competenze psicologiche più importanti della vita.
La vita reale non è un gioco deterministico. In questo senso, il backgammon è un modello più autentico del mondo.
2. Decisioni veloci con informazioni incomplete
Negli scacchi si vede tutto: ogni pezzo è in chiaro, ogni minaccia è visibile, ogni piano può essere calcolato con anticipo. Nel backgammon, invece, nessuno può prevedere il futuro con certezza.
Il bambino impara così a:
prendere decisioni rapide, pur basandosi su scenari probabilistici;
valutare i rischi: a volte è saggio chiudersi, altre volte bisogna osare;
accettare l’impossibilità del controllo totale.
Queste sono competenze che non solo migliorano il pensiero pratico, ma costruiscono una mentalità flessibile e adattiva.
3. Meritocrazia sì, ma imperfetta
Gli scacchi insegnano che, con abbastanza studio, si può dominare completamente il gioco. Il backgammon insegna qualcosa di più sottile: la meritocrazia esiste, ma convive con fattori esterni che sfuggono al nostro dominio.
Questa è una visione più vicina al funzionamento del mondo:
ci sono condizioni favorevoli e condizioni avverse;
si parte a volte in vantaggio, a volte in svantaggio;
la gestione dell’ingiustizia è parte dell’apprendimento.
Il bambino comprende che la bravura conta, ma non tutto. L’arroganza si riduce, l’umiltà cresce.
4. Migliora la matematica naturale e l’intuizione probabilistica
Il backgammon è un laboratorio di probabilità:
“Cosa è più probabile che esca al prossimo tiro?”
“Quanti punti rischio lasciando questa pedina scoperta?”
“Qual è la percentuale che l’avversario mi colpisca?”
Senza neppure accorgersene, il bambino sviluppa:
pensiero probabilistico,
calcolo mentale,
intuizione statistica,
previsione a breve termine.
Negli scacchi, invece, la matematica è quasi assente: il gioco è puramente combinatorio e mnemonico.
5. Partite rapide, apprendimento continuo
Le partite di backgammon durano pochi minuti, il che significa:
molti cicli di apprendimento in poco tempo;
tanti errori da elaborare e correggere;
più possibilità per i bambini di restare concentrati.
Gli scacchi, soprattutto a livelli intermedi, richiedono tempi lunghi, spesso incompatibili con l’attenzione naturale dei piccoli.
6. Un gioco competitivo ma non schiacciante
Negli scacchi, un giocatore forte batte sistematicamente un principiante, e spesso in modo umiliante.
Nel backgammon, invece:
anche il principiante può vincere una partita;
la componente di fortuna mantiene viva la motivazione;
la competizione rimane sana e non frustrante.
Questo rende il backgammon perfetto per giocare tra adulti e bambini senza sbilanciamenti paralizzanti.
7. Un allenamento per la vita adulta
In sintesi, il backgammon prepara i bambini a un mondo dove:
non puoi controllare tutto,
devi saper reagire agli imprevisti,
devi prendere decisioni rapide,
devi essere bravo senza mai credere di essere onnipotente.
I bambini crescono più equilibrati, più capaci di gestire emozioni, più abili nel valutare scenari incerti.
Gli scacchi rimangono un grande gioco, ricco di bellezza e profondità. Ma il backgammon insegna qualcosa di più vasto e più utile: come muoversi dentro l’incertezza, senza perdere lucidità né speranza.
Ed è esattamente lì che si forma la vera intelligenza.